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Preghiera Continua

 

«Chiunque invocherà

il Nome del Signore

sarà salvato» (Gl 3,5)

 

“Gesù”

Il dolce e potente

Nome del Salvatore

Breve introduzione alla Preghiera di Gesù


Il fondamento biblico

L’invocazione del Nome di Gesù è una modalità di preghiera antichissima, praticata fin dai primi secoli del Cristianesimo dai monaci ritiratisi nel deserto.

Le sue radici affondano nella Bibbia, nelle grida disperate di quanti avevano bisogno dell’aiuto del Signore per essere guariti nello spirito e nel corpo. «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!» (Lc 18,39), urlò a squarciagola il cieco desideroso di riavere la vista, e non solo quella degli occhi di carne.

Israele era convinto che il Nome di Dio avesse la stessa potenza di Dio, perché è la Sua manifestazione sonora; la prima comunità cristiana estese questa fede al Nome di Gesù, il Salvatore del mondo: «Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Mc 16,17-18). A testimonianza di questo, Pietro rimise in piedi uno storpio: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!» (At 3,6). I nostri padri ci hanno trasmesso la fede che «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12).

La Preghiera di Gesù si è sviluppata soprattutto nell’oriente cristiano, ma negli ultimi decenni si è diffusa anche nella Chiesa cattolica, grazie alla pubblicazione di un piccolo libro: I racconti di un pellegrino russo.

Come si pratica

L’essenziale della Preghiera di Gesù è il desiderio di essere in comunione con Lui, di ricevere da Lui tutto ciò che serve alla salvezza dell’anima e del corpo, di conoscere da Lui quale sia il nostro bene… in una parola: di entrare in un rapporto sempre più intimo con Lui, diventando con Lui un solo cuore, una sola mente, una sola volontà, un solo amore.

Le parole.Non esiste una formula rigida per la Preghiera di Gesù, come invece per l’AveMariae ilPadreNostro; ciascuno trova con la pratica quali siano le parole più adatte alla sua persona. L’importante è che l’invocazione sia breve,cosicchè il suo ritmo si imprima nella mente e nel cuore, sintonizzandosi a poco a poco con il respiro e il battito della vita. La formula più ricorrente dice più o meno così:“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Si può pregare in qualunque posizione o camminando. Il ritmo può variare secondo lo stato d’animo: un ritmo più lento dona calma; un ritmo più veloce dona più forza.

Liberamente. Possiamo invocare il nostro Salvatore in qualunque momento del giorno e della notte, qualunque cosa stiamo facendo.

In modo dedicato. Quando vogliamo appartarci con il nostro Signore, concentrandoci solo sul dialogo con Lui, possiamo dedicare del tempo alla Preghiera di Gesù aiutandoci, se lo desideriamo, con una corona (coinvolge il tatto), con un’immagine sacra (coinvolge la vista), con dell’incenso (coinvolge l’olfatto), con la Bibbia aperta… insomma utilizzando tutto ciò che favorisce il nostro raccoglimento. La corona tradizionale per la Preghiera di Gesù è fatta da cento nodi e si chiama komboschìni, ma non è obbligatoria.

Pratica ascetica e sacrificio spirituale. La Preghiera di Gesù diventa anche una pratica ascetica e un sacrificio spirituale di grandissimo valore, se stabiliamo una quantità giornaliera di Nomi da invocare, in base alle nostre possibilità; in questo caso la corona aiuta anche a tenere il conto delle invocazioni che abbiamo offerto. Questa pratica rende l’anima stabile e favorisce l’instaurarsi della “circolazione” spontanea del Nome nella persona.

La Preghiera di Gesù diventa persino un voto, se stabiliamo di offrire un certo numero di invocazioni ogni giorno per un determinato periodo di tempo, a favore nostro o di qualunque altra persona o buona causa.

La mente, la voce e il cuore. Il Nome di Gesù può essere invocato con la mente, in modo silenzioso, oppure sussurrandolo, o ancora con voce udibile. L’importante è che il cuore sia in sintonia con la mente e con la voce, vale a dire che desideriamo un rapporto d’amore con Gesù. Se la mente si distrae, a causa dei problemi e delle incombenze della vita, non ci si deve angustiare, né avvilire, né scoraggiare; è normale per l’anima che muove i primi passi verso Dio. Per evitarlo non servono sforzi cerebrali di concentrazione, ma piuttosto il portare la mente sul bisogno avvertito in quel momento dal cuore, bisogno di pace, di chiarezza, di calma, di forza, di amore, etc.

 

I benefici

Poiché Gesù è Via, Verità e Vita, i benefici della Preghiera di Gesù sono incalcolabili e coinvolgono tutta la persona: spirito, anima e corpo. Invocare il Nome di Gesù significa

* annaffiare alla radice l’albero della nostra vita, così che tale radice viene nutrita dello Spirito di colui che è la Vita;

* indossare un’armatura potente contro gli assalti del maligno, nello spirito del Padre Nostro: «liberaci dal male!»;

* maneggiare una spada spirituale contro le passioni dell’animo e i cattivi pensieri;

* acquisire una mente sempre più sana, equilibrata e illuminata, perché alimentata dallo Spirito di Colui che è la Verità e la Luce del mondo;

* gustare la dolcezza del Signore, nei momenti di pace interiore e di tregua da ogni combattimento.

Un’interiorità sana produce anche tanti benefici fisici, rendendo la persona luminosa non solo dentro, ma anche fuori.

La Preghiera di Gesù può accompagnare l’anima nel cammino verso Dio da quando comincia a balbettare la fede in Lui fino alle più alte vette della mistica.

 

Preghiera di Gesù e Rosario

L’invocazione del Nome di Gesù è al centro anche del santo Rosario: «benedetto il frutto del tuo seno, Gesù». Maria fu la prima a conoscere il Nome terreno del Figlio di Dio; l’intercessione di Maria rende ancora più potente l’invocazione del Nome di Gesù, perché Maria è l’albero benedetto dal quale è nato il Frutto più benedetto dell’umanità.

Santo Rosario e Preghiera di Gesù stanno dunque benissimo insieme, ma producono effetti diversi, soprattutto a livello mentale, per la brevità dell’invocazione del Nome rispetto alla lunghezza dell’Ave Maria. Le persone tristi o depresse saranno più facilmente aiutate nelle loro sofferenze dalla Preghiera di Gesù che dal santo Rosario.

 

Valore ecumenico

Tutte le confessioni Cristiane si riconoscono credenti nel Signore Gesù; l’invocazione del suo Nome, dunque, costituisce una modalità di preghiera che favorisce la loro unione, come il nostro Salvatore desiderava che fosse: «Perché siano una cosa sola» (Gv 17,11).

La Preghiera di Gesù ha valore anche per il dialogo interreligioso, perché l’invocazione del Nome di Dio appartiene a molte grandi tradizioni spirituali.

 

Invocare amando con semplicità

Non ci sono regole rigide per praticare la Preghiera di Gesù; essa è un dialogo d’amore, che si sviluppa tra l’Amore che cerca e chi gli risponde con il cuore; “non è un’occupazione accanto a un’altra, ma l’unica occupazione, quella di amare Dio, che anima e trasfigura ogni azione in Cristo Gesù” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n 2668).

 

                                                                                                    Tratto da Ancillae domini onlus

 

Pastorale degli universitari Arcidiocesi di Torino