Sei qui: SilenzioIl Silenzio

Il Silenzio

"Parlare" del silenzio è qualcosa di molto complesso, può addirittura sembrare un paradosso. Oggi le menti delle persone, e in particolare quelle dei giovani, sono continuamente sollecitate e bombardate da immagini, informazioni, messaggi, spesso anche contrastanti tra loro. Viviamo un frastuono emozionale in cui risulta difficile districarsi; è necessario quindi trovare del tempo per guardarsi dentro, interrompendo così la spirale del dover far, dire, essere, mostrarsi.

La dimensione del silenzio è quindi strettamente legata a quella dell'ascolto (dell'altro e di se stessi).

Interessante è il pensiero di Heidegger sul rapporto tra silenzio/ascolto/parola: la parola è il silenzio sono due facce della stessa medaglia, per poter ben tacere, occorre saper parlare, avere da esprimere.[1]

Silenzio e parola possono quindi scambiarsi le parti, essere entrambi ricchi di significati importanti.

Montessori nei suoi scritti da un significato nuovo al silenzio inteso come una conquista molto importante per lo sviluppo del bambino perché innalza l'individuo a un livello superiore, il fanciullo conquistandolo a poco a poco ne apprezza tutte le potenzialità[2].

A ciò è collegabile il concetto di silenzio attivo compreso come percorso di orientamento interiore della coscienza, dove il soggetto assume una regola consapevole di attenzione, apertura e ascolto verso se stesso e gli altri.

Sempre attuale è infine la concezione del silenzio vissuta dagli anacoreti: il silenzio che esprimono i Padri del deserto "è un silenzio dai mille nomi e dai mille volti dove ogni cosa è al suo posto, è un silenzio prezioso per l'anima, un silenzio che sta dalla parte della trascendenza". Il silenzio dei Padri del deserto è il silenzio dell'umiltà, del tacere di se stessi, è il silenzio che toglie le parole all'egoismo, alla superbia, all'amor proprio, è il silenzio di chi si fa pellegrino e straniero, ma è anche il silenzio dell'amore, il silenzio di chi non giudica il prossimo, di chi non parla o sparla degli altri, infine è il silenzio della fede, di chi si fida del Totalmente Altro, di chi si è messo completamente nelle mani di Dio.

Il silenzio è come una cella, una sorta di eremo portatile da cui l'uomo di preghiera non uscirà mai anche quando per motivi di carità, dovrà andarsene dalla sua cella visibile (ritorna anche qui in concetto di silenzio attivo).

I frutti del silenzio secondo i Padri del deserto sono molteplici. Il silenzio dona la quiete (Poemen 84); genera la castità (Detti V, 25); è di aiuto contro gli empi (Detti XI, 7); conserva l'animo nella pace (Matoes 11); il silenzio è umiltà (Detti XV,76); il silenzio aiuta a non giudicare il prossimo, a non condannare nessuno, è rimedio contro la maldicenza; è scuola di tolleranza e benevolenza verso tutti (Ammone 8).

Tuttavia un tale silenzio richiede molto coraggio: «La prima volta fuggi, la seconda fuggi, la terza diventa una spada» (Poemen 140).

 

 

[1] Martin Heidegger, Essere e Tempo, Milano, Longanesi, 1978
[2] Maria Montessori., La scoperta del bambino, Milano, Garzanti, 1970

 

Pastorale degli universitari Arcidiocesi di Torino